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L’evoluzione della danza

 

L’evoluzione della danza

La danza è rara nel mondo animale e, nonostante poche altre specie siano in grado di muovere il corpo al ritmo della musica (nei colibrì, nei pappagalli e in un’otaria della California si sono riscontrate capacità simili), nessuna si avvicina nemmeno lontanamente alla complessità del modo di ballare degli esseri umani.

Questa capacità, si pensa, sia dovuta a due delle funzioni del corpo e del cervello che caratterizzano l’essere umano: il linguaggio e la postura eretta.

Non è però escluso che la danza potrebbe essersi evoluta come adattamento, consentendo il rafforzamento dei legami sociali in modi che miglioravano la sopravvivenza, allo stesso modo di come si è evoluto l’essere umano in tutte le altre discipline.

La danza è l’atto di sentire e prevedere l’ordine nel tempo di suoni esterni e accoppiarli a movimenti ritmati del corpo.

Azioni che richiedono un notevole coordinamento fra diverse regioni del cervello: quelle che controllano i muscoli si attivano in congiunzione con la ritmica prevista dalle reti neurali preposte all’udito.

L’accoppiamento del trattamento dei segnali acustici e del movimento fisico ritmato è alla base della nostra capacità di tenere il tempo tamburellando con le dita, o di ballare. Siamo in grado di continuare a muoverci ritmicamente per lunghi periodi seguendo un’ampia gamma di tempi diversi, sia che il ritmo rallenti e sia che acceleri.
Tale accoppiamento, chiamato adeguamento o entrainment, è stato osservato già nei primi mesi di vita di un individuo.

La danza non è l’unico attributo umano che dipende dall’entrainment. Anche la parola e il canto richiedono la capacità di accoppiare il suono ai movimenti fisici, quelli delle corde vocali e dei muscoli della gola.

La postura eretta permette all’essere umano di camminare e correre su due gambe, ma sembrerebbe essere anche alla base della danza. Una serie di adattamenti del corpo umano si sono evoluti per facilitare la corsa, le dita dei piedi più corti facilitano la corsa rispetto ai nostri antenati e

i canali dell’orecchio interno più ampi aiutano a mantenere l’equilibrio.
Queste caratteristiche sono molto utili anche nella danza, che può quindi essere vista come un’evoluzione della corsa.

Una caratteristica degna di nota della danza è che tendiamo a praticarla insieme ad altri; il sentire e prevedere i movimenti del partner instaura tra gli individui una reciprocità fisica ed emotiva e conferisce quel sentimento definito effervescenza collettiva, cioè essere parte di qualcosa di più grande di sé stessi.

 

La danza, vista come attività sincronizzata tra due o più individui, accresce in modo significativo la soglia di tolleranza del dolore rispetto a quanto succede in un allenamento in solitaria.

 

 

 

La danza è una forma di comunicazione, tra i ballerini,
ma anche tra loro e chi li osserva
.

 

[Le Scienze, sett/2017] 
di Thea Singer 
Con i contributi di: 
Aniruddh D. Patel, neuroscienziato della Tufts University 
Ricercatori dell’Università della California a Santa Cruz 
Daniel E. Lieberman, biologo evoluzionista 
Edward Hagen, antropologo della Washington State University Vancouver 
Ricercatori dell’Università di Oxford 

 

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